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Cosa scatta nella mente di un cane che ci ringhia?

Cosa scatta nella mente di un cane che ci ringhia?
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Nel mio lavoro capita spesso di essere chiamata ad intervenire perché un cane ha ringhiato o morso in famiglia. Le telefonate sono sempre concitate, il fatto è avvenuto da poco o comunque si tratta di cosa recente. La mia posizione di fronte a queste telefonate è sempre di grande comprensione, è spiazzante ricevere una risposta simile dal proprio cane, ma i motivi alla base di questi comportamenti possono essere molteplici, non è detto che siano le nostre intenzioni la causa.

Cosa succede se un cane ringhia in famiglia

Quando mi arriva la telefonata di una famiglia che lamenta comportamenti aggressivi o di minaccia nei confronti di famigliari, mi metto sempre in ascolto. So, in prima persona, la delusione e l’avvilimento che si prova nel vedere il proprio cane teso nei confronti della famiglia che lo ha accolto e lo ama.
Non è semplice accettare, per un essere umano, che si impegna a rendere la vita del proprio cane bella e piena d’amore, scoprire che questi sforzi sono vani, o comunque incompresi.

Mi sono trovata, mio mal grado, a ricoprire il ruolo del compagno umano di un cane incompreso. Perché dico incompreso? Perché quando il cane reagisce in questo modo è sempre perché percepisce un pericolo, qualcosa di poco chiaro o ha delle difficoltà che non vengono lette.
Il mio buon Talco quando arrivò a casa da noi, mise parecchio in difficoltà la mia famiglia, perché reagiva in un modo “inaccettabile”, pur essendo un cucciolo.

Ricordo ancora il primo giorno che arrivò e vide i “fratelli” più grandi salire sul divano. Lui, uno scricciolo di 54 giorni in stallo, provò a salire a sua volta, senza riuscirci. Quel giorno non lo compresi, provai ad aiutarlo a salire sul divano, lui si girò e mi morse. Ricordo la sofferenza provata quel giorno. Volevo solo aiutarlo, ero felice di averlo in casa con noi, da parte mia non c’era nessuna ostilità, nessun conflitto.

Quel giorno mi resi conto di quanto quello che facciamo può essere frainteso, se leggiamo con superficialità il soggetto che abbiamo davanti. Lui era un cucciolo e nel mio immaginario, anche se ero già un educatore cinofilo, Talco doveva essere buono, aperto e predisposto alle coccole.
Mi spiegò subito che per lui le cose stavano diversamente e che nonostante io non fossi mai minacciosa, il mio comportamento doveva comunque cambiare, di fronte a me avevo un cucciolo diffidente, che non amava essere manipolato, che ci vedeva poco e ci sentiva poco.

Cosa pensa la famiglia che riceve un’aggressione o un ringhio dal proprio cane

Torniamo alla nostra telefonata, quando la ricevo la prima cosa che mi viene detta è “questo cane è dominante, pensa di poter comandare lui e non mi rispetta”; la seconda, in ordine rigoroso, è “non esiste che il cane a cui dò da mangiare, da bere e amore mi ripaghi così”.
Anziché provare a capire qual è il motivo che c’è dietro ad un determinato comportamento, mettiamo in discussione la relazione in termini di dominanza, non di comunicazione e comprensione.

Lo so, ci sono passata, ricordate? Fa male e ti fa sentire anche un po’ idiota, ma se solo ci concentrassimo sul fatto che queste cose accadono per diverse possibili ragioni e non solo perché il cane mette in discussione la nostra supremazia, forse ci sentiremmo un filo meglio.
Di fronte a queste frasi, prendo fiato e rispondo alla famiglia che non sempre le cose sono come sembrano, non sempre il motivo è che il cane vuole comandare o che noi abbiamo fatto qualcosa di sbagliato. A volte, può trattarsi di un problema di comunicazione, altre volte di ipersensibilità del soggetto al contatto, altre volte esperienze negative passate, altre volte deficit fisici che impediscono al cane di codificare correttamente quel che vede o percepisce, e per tanti altri motivi.

Non è banale individuare il problema, in alcuni casi, ma la prima cosa da fare è, se ci si trova davanti ad una famiglia che ama il proprio cane e se ne prende cura, eliminare i sensi di colpa dei famigliari. Anche se si trattasse di un comportamento generato da una comunicazione o comportamento scorretti, come per esempio quella di strappare via dalla bocca del cane gli oggetti, oppure sgridarlo con aria minacciosa, non c’è da sentirsi in colpa. Questi comportamenti le famiglie li emettono dalla notte dei tempi, perché così sono abituati a fare con i bambini e dunque anche con i cani.

Quel che succede, però, è che se ci troviamo davanti ad un individuo che non parla la nostra lingua, ma legge molto bene la minaccia ed è particolarmente insicuro, potrebbe mettersi sulla difensiva e dopo aver emesso una serie di “segnali” per esprimere il suo disagio e aver visto che non funzionano perché insistiamo, decide di usare la minaccia meno “accettata” dall’uomo, il ringhio.

Il ringhio, a mio avviso, è una forma di comunicazione e avvertimento molto efficace. Se la prendessimo sul serio, senza sentirci minacciati nella nostra autorità, probabilmente molti morsi potremmo evitarli. Quel che succede quando un cane ringhia in famiglia è che lo si sgrida e minaccia, non accettando questo comportamento. Alcuni cani, la volta dopo, non ci riservano la stessa cortesia, smettono di avvisarci, perché la volta prima non è stato efficace se non controproducente, e magari ci mordono.

Cosa scatta, quindi, nella mente del cane quando ringhia in famiglia?

Sarebbe bello rispondere in maniera univoca ed esaustiva a questa domanda, ma quello che mi preme comunicare in questo articolo è che non esiste un motivo unico e uguale per tutti. Non esiste e, soprattutto, è difficile che il motivo sia legato ad un problema di gerarchia e voglia del cane di sovvertire l’ordine.

E’ possibile che il cane si senta minacciato e abbia paura; può darsi che abbia dei dolori o delle difficoltà specifiche e noi, che non siamo in grado di leggerlo, lo manipoliamo irrispettosamente; potrebbe essere che non si senta tutelato di fronte a pericoli o necessità. I motivi possono essere davvero tantissimi, è importante comprenderli e agire di conseguenza.

Quello che faccio, quando intervengo in queste situazioni, è mettermi in ascolto e in osservazione del cane e della famiglia, per capire, attraverso la lettura, quali segnali emette il cane, se ancora ne emette, perché a volte sono stati talmente ignorati che il cane passa direttamente al ringhio o al morso, e cerco di riequilibrare il sistema famiglia modificando abitudini, rituali e comunicazione.

Il consiglio

In questi casi il mio consiglio è di rivolgersi, ovviamente, ad un istruttore riabilitatore comportamentale che valuterà anche la necessità di consultare un Medico Veterinario esperto in comportamento, per cercare di risolvere meglio e in tempi più brevi il problema, ma soprattutto di non dare interpretazioni affrettate.

Alla domanda “Cosa scatta nella mente del cane quando ringhia in famiglia?” mi piacerebbe che le famiglie non provassero a dare delle risposte, ma che si mettessero in discussione e in ascolto per rimanere aperte nei confronti del cane. Pensare male del nostro cane, ci mette in una posizione di chiusura che difficilmente ci aiuterà a risolvere i problemi.
A volte lo si fa inconsciamente, ma rimanere aperti e non leggere sempre e solo negativamente questi comportamenti ci aiuta a incontrarci di nuovo.

Simona Ricci Simona Ricci si è laureata in Scienze della comunicazione all'Università La Sapienza di Roma, è giornalista pubblicista dal '99 e scrive su diversi giornali cartacei e online. Educatore e Riabilitatore Comportamentale. Dal 2013 è Presidente di Incluso il Cane – The Family Dog ASD e organizza seminari di cultura cinofila ed eventi sportivi in collaborazione con il Centro Cinofilo EssereCane.

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